“Stay hungry, stay foolish”.Tributo a Steve Jobs

Il comunicato che l’azienda di Cupertino dà attraverso l’Associated Press è scarno “Steve Jobs è morto”.

È scomparso l’uomo che ha rivoluzionato il mondo dell’informatica, della telefonia mobile e che probabilmente avrebbe fatto altrettanto con il mondo dell’informazione e della lettura. A 56 anni, Steve Jobs ha perso la sua battaglia contro il cancro al pancreas con il quale combatteva da diversi anni. Già nel 2004 aveva dovuto cedere il passo ritirandosi da ogni incarico operativo. Il 24 agosto scorso infine l’addio dall’incarico formale di presidente di Apple, per lasciarlo al suo braccio destro Tim Cook.

L’uomo che per due volte era riuscito a “creare” il marchio che è oramai un simbolo indiscusso di questa era digitale non c’è più.  Le ultime immagini, probabilmente apocrife, che circolavano sui tabloid americani, ritraevano un uomo che era l’anima di se stesso, non quello stesso uomo che aveva incantato il mondo intero con le sue creazioni, l’i-Pod, i-Phone, i-Pad e i nuovi iMac.

È scomparso l’uomo che è riuscito a far risorgere la Apple dal suo periodo più nero, quando a metà degli anni Novanta stava sprofondando negli abissi dell’informatica, fino a renderla la prima azienda hi-tech al mondo per il suo valore in borsa, davanti a Microsoft e Google.

L’avventura di Steve Jobs inizia nel 1972 quando, dopo il liceo, decide di iscriversi a Stanford. Pochi mesi dopo però ne esce per approdare nel 1974 all’Atari con l’amico Steve Wozniak. Sarà insieme a lui e a Ronald Wayne che nel 1974 fonda la Apple.

Pioniera dei personal computer fin dall’inizio, la Apple non riesce nella prima fase a decollare, rimanendo un’azienda di nicchia. Così nel 1983 Steve Jobs si trova costretto a chiamare al timone di Apple, l’ex chief executive di Pepsi, John Sculley, ma l’intesa dura poco e nel 1985 Jobs lascia l’azienda.

“Ha inizio la sua lunga ‘traversata del deserto’” che lo porterà a misurarsi con il cinema di animazione e la Pixar, azienda che poi entrerà nella sfera della Disney.

Il rientro a Cupertino avviene alla fine del 1996, quando viene richiamato “in soccorso dell’azienda che appare quasi moribonda. E’ in questa seconda fase che Jobs dà il meglio di se stesso in tutti i campi: non solo nell’innovazione tecnologica e di prodotto, ma anche nel suo talento di guru, comunicatore e venditore, fino a diventare quasi il capo di una ‘religione laica’ con seguaci nel mondo intero”, come ricorda Federico Rampini.

La Apple fin dalla sua nascita si è sempre distinta per la semplicità e la modernità degli interfaccia grafici, il design accurato per il computer che agli inizi era considerato un oggetto meramente utilitaristico e funzionale. La “seconda Apple” alla guida di Steve Jobs diviene il simbolo che noi tutti oggi conosciamo. L’accuratezza e la ricercatezza del design e dell’interfaccia grafica ritornano in maniera esponenziale e si affermano nelle nuove creazioni che hanno fatto della Mela il mito di oggi.

Ricorda ancora Rampini, “In ciascuno dei settori dove ha sfondato, Jobs non ha inventato prodotti genuinamente nuovi: prima di lui esistevano il pc, lo smart-phone, i lettori digitali di musica mp3 nonché i tablet per leggere e-book e giornali come il Kindle. In ciascuno di questi settori però lui ha imposto dei trend, delle trasformazioni profonde nel modo di navigare Internet, ascoltare musica o leggere i giornali. Ha rivoluzionato anche l’esperienza commerciale inventando gli Apple Store, luoghi di ritrovo che oggi segnano l’omogeneizzazione di una cultura globale da San Francisco a Pechino”.

Steve Jobs ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del capitalismo americano e non solo. La sua eredità è immensa e al contempo incomprensibile. La sua ricetta sconosciuta. La Apple non è stata solo un’azienda di informatica, ma le sue produzioni sotto la guida di Steve Jobs hanno rivoluzionato il modo di vivere di milioni di persone, stravolgendo i mercati virtuali e reali.

Forse il modo migliore per capire la vera natura di Steve Jobs e la sua filosofia rivoluzionaria è racchiusa in una citazione di John Sculley: “La gente parla di tecnologia, ma la verità è che Apple è stata un’azienda di marketing. L’azienda di marketing del decennio”.

Questo è molto probabile, ma la frase che incarnerà per sempre lo spirito di questa sorprendente avventura è di Steve Jobs. “Stay hungry, stay foolish”.

Leggi tutto l’articolo di Federico Rampini su Repubblica.

Ascolta il discorso di Steve Jobs all’Università di Stanford del 2005.

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