Internet del cibo, del vino e dei viaggi: una riflessione di Rodolfo Baggio

Rodolfo_BaggioIl professor Rodolfo Baggio, coordinatore del seminario -laboratorio “Food & Travel 2.0. Internet del cibo, del vino e dei viaggi ha condiviso con noi una riflessione sulle opportunità e le strategie necessarie per valorizzare al massimo la relazione tra Internet e Food & Travel, in attesa di ascoltarlo durante la sessione pomeridiana del 23 ottobre, eccola qua.

Una volta superata la fase nella quale mangiare serviva solo ad assicurare la sopravvivenza, il cibo assume un ruolo fondamentale nella società e diventa una componente essenziale di ogni attività umana.

E, ovviamente, di quell’altra attività geneticamente legata all’homo sapiens che è il viaggiare.

Come ben notava Brillat-Savarin, uno dei “padri” della moderna gastronomia:

“Il piacere della tavola è di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, di tutti i paesi e di tutti i giorni; può associarsi a tutti gli altri piaceri, e resta ultimo a consolarci della loro perdita. […] quando il genere umano si fu diffuso, il viaggiatore stanco andò a sedersi a  quei conviti raccontando ciò  che aveva visto nei paesi lontani. Nacque così l’ospitalità con i suoi diritti reputati sacri in tutti i popoli, poiché non v’è alcuno così feroce che non abbia ritenuto n dovere rispettare la vita dell’uomo con il quale aveva accettato di dividere il pane e il sale”.

Pare banale ripetere quindi che il cibo rappresenta uno dei più diffusi motivi che spingono oggi milioni di persone a viaggiare in paesi vicini e lontani. Molta parte della ricerca scientifica sul turismo evidenzia bene questo aspetto e il legame stretto fra turismo e gastronomia.

Il cibo non è certamente la motivazione unica o principale di un viaggio, ma ne è comunque componente importante e quasi tutte le indagini (soprattutto quelle riferite all’Italia) pongono cibo e vino al primo posto fra i motivi di soddisfazione dopo il soggiorno.

Il nostro Paese in questo senso occupa un ruolo di primissimo piano in entrambe le attività, soprattutto per quanto riguarda i prodotti gastronomici di qualità.

Quasi 300 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciuti ufficialmente dalla comunità Europea, oltre 500 varietà di formaggi, 300 di prosciutti e salami e 2000 vini, senza citare i numerosi percorsi enogastronomici e le feste e sagre di ogni tipo che ci pongono in cima alle classifiche internazionali.

Gli ultimi dati di Confagricoltura sono un riconoscimento importante di questo legame: i turisti italiani e stranieri spendono per cibo e bevande circa 26 miliardi di euro su un totale di 75 miliardi del fatturato turistico complessivo, più di un terzo della spesa del turista e più di quanto spende per l’alloggio.

Il rapporto di Sociometrica sulla percezione dell’Italia turistica come risulta dall’analisi di quanto si scrive online (recensioni, commenti, testi ecc.) – se assegna al nostro paese un punteggio alto (77 su 100) – riconferma che tutto ciò che è legato a cibo e vino ottiene il gradimento maggiore (la ristorazione e il mondo che vi gira attorno hanno punteggi uguali o superiori a 80 su 100).

Punto importante questo, perché, come noto, gran parte dell’immagine oggi si forma e si mantiene online: qualunque sia il settore considerato non è più possibile pensare che il mondo “reale” sia separato o diverso da quello “virtuale”. Da questa integrazione (o se si vuole confusione) nascono grandi opportunità di sviluppo sociale ed economico.

Mantenere e migliorare questi risultati non è facile e richiede una grande attenzione sia alle caratteristiche dei prodotti – qualità soprattutto – ma anche alle capacità di comunicare in maniera efficace queste caratteristiche.

Il punto centrale è che, come sostiene l’amico Vincenzo Moretti, “le cose si fanno bene perché è così che si fa. Perché ciò che va quasi bene non va bene.”

Vincenzo, con grande passione e scrupolo, raccoglie decine di storie che costituiscono uno splendido esempio di questo.

Se poi, come dimostrato, si ha la fortuna di vivere e operare in un ambiente bello (esteticamente gradevole) e si unisce a ciò una certa “preparazione della mente” (come osservava bene Poincaré un secolo e mezzo fa), la capacità di mettere insieme stimoli e indizi diversi e ricombinarli o riconfigurarli per farli diventare nuove idee, nuovi prodotti o simili (si chiama serendipity) viene esaltata (ne abbiamo discusso ampiamente su Nòva e in MPRA).

Fare bene le cose oggi però non basta: bisogna saperle comunicare. I canali di comunicazione online sono molto efficienti e possono dare grandi risultati, ma vanno saputi gestire in maniera razionale. L’improvvisazione, o la copia passiva di azioni e realizzazioni di altri – non importa quanto propagandati – è quanto di peggio si possa fare.

È necessario avere una visione chiara e comprendere a fondo gli aspetti strategici legati a Internet e al Web e riflettere attentamente su quali strumenti utilizzare per conseguire i nostri obiettivi.

Molte sono le domande alle quali rispondere per disegnare una buona strategia: quali sono i canali migliori per raggiungere il nostro pubblico? Come è possibile accedere a questi canali? Di quali risorse abbiamo bisogno (finanziarie, tecnologiche, umane, know-how) e quali cambiamenti sono necessari per l’organizzazione del lavoro? Quale sarà l’impatto delle nostre iniziative (come controllare l’efficacia e l’efficienza delle azioni online) e quali sono le variabili da tenere sotto controllo?.

Siti web, social network, e le altre possibilità offerte dal vorticoso mondo digitale vanno inquadrati in un disegno armonico, tenendo ben conto delle diverse caratteristiche di questi canali di comunicazione e dell’uso che il nostro pubblico ne fa. Molte di queste domande richiedono ragionamenti approfonditi e riflessioni che spesso prescindono dalla tecnologia, ma sollecitano una buona comprensione delle logiche del mercato e dei valori fondamentali di chi opera, prima ancora che del funzionamento delle logiche del mondo tecnologico.

Contenuti e forme vanno ben disegnati e pianificati, avendo in mente i destinatari della comunicazione e assegnando in maniera razionale importanze e priorità.

L’ascolto e lo studio dell’ambiente e dei destinatari sono un punto di partenza imprescindibile per qualunque piano di comunicazione e di commercializzazione.

Oggi – anche se non è sempre così banale ottenerli a dispetto di quanto sembrino suggerire molte persone – i milioni di informazioni presenti online in svariate forme possono dare un aiuto concreto una volta raccolti e analizzati in maniera rigorosa e corretta.

I Big Data possono evidenziare atteggiamenti, comportamenti e preferenze che con i tradizionali metodi di indagine fanno fatica a emergere o rischiano di essere trascurati, e possono mettere in luce aspetti non eclatanti dei prodotti o dei servizi offerti che ichiedono considerazioni più attente per evitare il rischio di insuccessi.

Su queste basi, una buona strategia e un’attenta esecuzione garantiscono buoni risultati sia in termini di reputazione che di  conseguenza, di operatività.

Per rendere efficace questo passaggio, è decisiva una buona conoscenza del funzionamento e delle logiche dei diversi canali di distribuzione del prodotto (o servizio): la struttura, le peculiarità e le possibilità offerte dalle diverse piattaforme, la sincronizzazione fra canali tradizionali (analogici) e quelli digitali, le politiche e le strategie di prezzo, sono argomenti da non sottovalutare e che richiedono grande attenzione e professionalità.

La loro ottimizzazione costituisce un indispensabile coronamento agli sforzi di pianificazione strategica (digitale e non) e di esecuzione delle azioni previste.

Se si analizzano bene le imprese e il loro successo, si scopre che per quasi tutte queste, in fondo, il motivo principale della buona riuscita sta proprio nell’aver saputo integrare in maniera efficace e razionale i due mondi, quello reale e quello virtuale.

Ti aspettiamo per approfondire il tema il 23 ottobre 2015 a Ravenna. Ti sei già iscritto?

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